di Aisha Harrison

La premier ha rivendicato con fermezza il ruolo dell’Italia all’interno della Nato, sottolineando come Roma abbia sempre rispettato gli impegni, anche in scenari complessi. Il tour è proseguito verso l’Azerbaigian, dove ha incontrato il presidente Ilham Aliyev

Venerdì mattina a Palazzo Chigi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni incontrerà il segretario di Stato americano Marco Rubio. Un faccia a faccia delicato, che si inserisce in una fase complessa dei rapporti tra Italia e Stati Uniti, segnata dalle recenti dichiarazioni del presidente Donald Trump sulla possibile riduzione della presenza militare americana in Italia.

Da Erevan, a margine del vertice della Comunità politica europea, Meloni ha chiarito la sua posizione: una scelta che “non dipende da lei” e che non condividerebbe. La premier ha rivendicato con fermezza il ruolo dell’Italia all’interno della Nato, sottolineando come Roma abbia sempre rispettato gli impegni, anche in scenari complessi come Afghanistan e Iraq. Parole che suonano come una risposta alle critiche arrivate negli ultimi mesi da Washington.

Senza citare direttamente Trump, Meloni ha anche criticato il metodo adottato dagli Stati Uniti in alcune recenti decisioni di politica estera, in particolare l’azione militare in Iran, lamentando la mancanza di consultazione con gli alleati. Un segnale chiaro delle tensioni che attraversano l’asse transatlantico.

In questo contesto, l’incontro con Rubio sarà improntato alla cautela: toni cordiali ma posizioni ferme. Il Dipartimento di Stato ha già indicato che il focus sarà su sicurezza e allineamento strategico, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione bilaterale. Rubio vedrà anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto e sarà ricevuto in Vaticano.

Sul tavolo, un ampio dossier geopolitico: dalla crisi in Medio Oriente alla sicurezza nello Stretto di Hormuz, fino al ruolo delle missioni internazionali come UNIFIL, per cui l’Italia propone un rafforzamento. Resta centrale anche il nodo delle spese militari NATO, considerate da Meloni una priorità, ma difficili da sostenere nell’attuale contesto economico.

Parallelamente, il governo italiano punta sulla cosiddetta “diplomazia dell’energia”. Dopo le missioni nel Golfo e in Algeria, Meloni ha fatto po tappa in Azerbaigian, incontrando il presidente Ilham Aliyev. Obiettivo: consolidare un partenariato strategico con uno dei principali fornitori di gas e petrolio per l’Italia, trasformando la cooperazione in un coordinamento politico stabile.Una visita dal forte valore politico, la prima di un premier italiano dopo tredici anni, che segna il passaggio a un coordinamento stabile tra i due Paesi.

Al centro, la sicurezza energetica. Le forniture azere di gas e petrolio restano cruciali per l’Italia, ma l’intesa punta a estendersi: investimenti industriali, cooperazione nella difesa, sviluppo tecnologico. In programma anche un Business Forum nel 2026, per tradurre la sintonia politica in progetti concreti.

Nel colloquio con Aliyev, la premier ha toccato anche i principali scenari internazionali: dalla crisi iraniana – con un riconoscimento al sostegno offerto da Baku nelle operazioni di evacuazione dei cittadini italiani – al dialogo tra Azerbaigian e Armenia, fino agli sforzi per una pace duratura in Ucraina.

Tra diplomazia e realismo, la linea di Palazzo Chigi appare definita: tenere aperto il canale con Washington, senza rinunciare a una propria autonomia, e consolidare al tempo stesso le alleanze strategiche sul piano energetico. In un contesto globale instabile, l’obiettivo è trasformare le relazioni più solide in punti fermi della politica estera italiana.

 

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