di Guido Talarico

Al convegno SIOI del 29 aprile, scienziati, diplomatici e leader dell’industria hanno tracciato il futuro digitale del Paese tra quantum computing, intelligenza artificiale e autonomia strategica. Un presente anche italiano alla luce di una trasformazione che non è più fantascienza
di Ennio Bassi

L’ambasciatore Riccardo Sessa, Presidente della SIOI, ha aperto il convegno “Il futuro già presente” affermando: «siamo immersi in un momento di profonda trasformazione tecnologica che incide sulla nostra identità, sulle relazioni internazionali, cambiando gli equilibri tra le potenze». Un’osservazione che potrebbe ricordare Karl Marx quando identificava nei mezzi di produzione il motore della storia: solo che oggi i “mezzi” non sono macchine a vapore, ma computer quantistici, interfacce cervello-computer e intelligenze artificiali. Le nuove tecnologie superano definitivamente la teoria tradizionale dei fattori di produzione? La risposta è emersa dai relatori: il prefetto Alessandro Pansa, Presidente di Sparkle; il professor Francesco Ubertini, Presidente del CINECA; Marco Emanuele, senior researcher SIOI; il professor Tommaso Calarco, docente di Fisica e Astronomia all’Università di Bologna; e Diego Brasioli, vice direttore generale della DGCT e direttore centrale per la diplomazia cibernetica del MAECI.
Distruzione creativa schumpeteriana
Il prefetto Pansa ha definito l’IA «un impatto paragonabile alla scoperta del fuoco». Qui riecheggia Joseph Schumpeter e la “distruzione creativa”: l’innovazione non migliora l’esistente, lo sostituisce. Evocando il “tecno-feudalesimo” di Yanis Varoufakis, il presidente di Sparkle ha denunciato come le big tech erodano la sovranità statale. «Non siamo secondi a nessuno per intelligenza, ma compriamo tutto fuori»: eccellenza accademica senza ricaduta industriale. La via d’uscita? «Industria, governance e investimenti».
Terzi al mondo senza filiera
Il professor Ubertini ha ribaltato le percezioni: l’Italia è terza al mondo per potenza computazionale, dietro USA e Giappone. Un miliardo di euro ha costruito a Bologna Leonardo, capace di 250 milioni di miliardi di operazioni al secondo. Ma lungo la catena del valore l’Europa arranca. Qui ritorna Marx: il controllo dei mezzi di produzione determina i rapporti di forza. Se chip e modelli vengono da altrove, l’autonomia strategica è illusoria.
Modernità liquida baumaniana
Marco Emanuele (foto) ha distinto cambiamento da trasformazione: «siamo dentro una vera e propria trasformazione». La differenza richiama Zygmunt Bauman e la “modernità liquida”: identità, confini ed equilibri si sciolgono dove «i confini hanno forse un senso ancora minore». La sovranità tecnologica va «maneggiata con cura, perché il primo a usarla è stato Putin». Serve invece «intelligenza visionaria» per governare una realtà dove gli Stati competono con le big tech.
Primato quantistico
Il professor Calarco ha affermato: «Sul quantum siamo più forti che sull’IA». Le due aziende che inseguono il leader svizzero delle telecomunicazioni quantistiche sono italiane: ThinkQuantum e QTI. La seconda rivoluzione quantistica apre scenari inediti: crittografia inviolabile, sensori avanzati, diagnostica di precisione estrema.
Diplomazia 4.0
Diego Brasioli ha concluso: «Chi controlla standard e infrastrutture esercita il potere». La riforma della Farnesina ha creato una Direzione per cyber, AI, quantum e spazio. Il concorso diplomatico è ora aperto ai laureati STEM, perché «la divisione tra discipline STEM e umanistiche perde senso».
Fare sistema
L’ambasciatore Sessa ha individuato la leva: «Abbiamo bisogno di fare sistema», citando QTI nata da CNR, Università di Firenze e industria. Il monito finale del Presidente della SIOI: «mantenere l’umanità al centro». Marx, Schumpeter e Bauman convergono: i mezzi di produzione determinano rapporti sociali, l’innovazione distrugge e ricrea, la liquidità definisce la contemporaneità. L’Italia può guidare questa trasformazione trasformando eccellenza in filiera industriale.
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