di Redazione

Aveva quasi 70 anni ed era ricoverato da tempo dopo il grave malore che lo aveva colpito nel gennaio 2025

Il calcio italiano perde uno dei suoi interpreti più originali e carismatici. È morto nella notte a Brescia Evaristo Beccalossi, ex centrocampista dell’Inter e volto simbolo del calcio degli anni Settanta e Ottanta. Avrebbe compiuto 70 anni il prossimo 12 maggio.

Da oltre un anno le sue condizioni di salute erano gravemente compromesse, dopo il malore che lo aveva colpito nel gennaio 2025 e il successivo lungo periodo di coma. Il decesso è avvenuto alla clinica Poliambulanza di Brescia, città alla quale Beccalossi era rimasto profondamente legato per tutta la vita.

Fantasia pura, tecnica raffinata e dribbling imprevedibili: Beccalossi è stato uno dei giocatori più amati dai tifosi dell’Inter. Arrivato in nerazzurro nel 1978, divenne presto il simbolo di una squadra capace di vincere lo scudetto nella stagione 1979-80 e la Coppa Italia nel 1982. Con la maglia interista collezionò oltre 200 presenze e 37 reti, entrando nell’immaginario collettivo anche grazie alla celebre doppietta nel derby contro il Milan del 1979.

Il suo talento gli valse il soprannome di “Driblossi”, coniato da Gianni Brera, mentre lo storico dirigente Peppino Prisco lo descrisse con una frase diventata iconica: “Non era lui a giocare con il pallone, era il pallone a giocare con lui”.

L’Inter lo ha ricordato con un lungo messaggio di cordoglio, definendolo “unico” e capace di trasformare il calcio in arte. Un tributo sentito per un giocatore fuori dagli schemi, adorato per la sua classe ma anche per quella vena imprevedibile che lo rese un personaggio autentico e irripetibile.

Dopo l’esperienza milanese, Beccalossi proseguì la carriera con Sampdoria, Monza, Barletta e Pordenone, prima di restare nel mondo del calcio come dirigente e opinionista televisivo. Negli ultimi anni aveva ricoperto anche incarichi federali legati al settore giovanile.

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