di Carlo Longo

Intanto Donald Trump annuncia una sospensione temporanea del “Project Freedom”, mentre proseguono i contatti diplomatici tra Iran, Cina e Stati Uniti

Nuovo episodio di tensione nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio mondiale di petrolio e merci. Una nave portacontainer della compagnia francese Cma Cgm è stata colpita durante il transito nell’area, provocando feriti tra i membri dell’equipaggio e danni all’imbarcazione.

Secondo quanto riferito da media internazionali, la nave coinvolta sarebbe la “San Antonio”. La compagnia di navigazione ha confermato l’attacco, precisando che alcuni marinai sono stati evacuati per ricevere cure mediche. Tra i feriti ci sarebbero cittadini filippini, come riportato dall’agenzia turca Anadolu.

L’episodio si inserisce in un quadro geopolitico sempre più instabile, mentre continuano gli scontri indiretti e le pressioni diplomatiche legate alla crisi iraniana. Nelle stesse ore, il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato una temporanea sospensione del cosiddetto “Project Freedom”, l’operazione dedicata a garantire il transito navale nello Stretto di Hormuz.

In un messaggio pubblicato su Truth Social, Trump ha spiegato che la decisione è stata presa “su richiesta del Pakistan e di altri Paesi” e alla luce dei “grandi progressi” nei negoziati con Teheran per un possibile accordo definitivo. Il presidente americano ha comunque precisato che il blocco navale resta “pienamente operativo ed efficace” e che la sospensione servirà soltanto a verificare le possibilità di un’intesa diplomatica.

Parallelamente, la Cina ha lanciato un appello urgente per la cessazione delle ostilità. Dopo l’incontro a Pechino tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il capo della diplomazia cinese Wang Yi, il governo cinese ha definito “di estrema urgenza” il raggiungimento di un cessate il fuoco completo.

Araghchi ha ribadito che l’Iran accetterà “solo un accordo equo e completo” con gli Stati Uniti, accusando Washington e Israele di aver avviato “un’aggressione illegittima”. Wang Yi ha invece sottolineato la necessità di negoziati diretti e di una soluzione politica capace di ridurre la tensione nella regione.

Nel frattempo resta alta anche la tensione lungo il confine tra Israele e Libano. L’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione di dodici località nel Libano meridionale, annunciando nuove operazioni contro obiettivi legati a Hezbollah. Secondo l’Idf, nelle ultime 24 ore sarebbero stati colpiti depositi di armi e infrastrutture militari del movimento sciita.

Sul fronte umanitario, l’ONU ha chiesto il rilascio immediato degli attivisti Saif Abukeshek e Thiago de Avila, membri della Global Sumud Flotilla, denunciando presunti maltrattamenti durante la detenzione da parte israeliana.

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