di Emilia Morelli

Il ministro Giuseppe Valditara attribuisce per errore alle Brigate Rosse l’omicidio di Piersanti Mattarella. Poi si corregge: “È stato un lapsus”

Polemica attorno al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara dopo una dichiarazione pronunciata durante una visita in Irpinia per

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GIUSEPPE VALDITARA, MINISTRO ISTRUZIONE E MERITO

inaugurare una scuola dedicata a Piersanti Mattarella.

Nel suo intervento pubblico, Valditara ha ricordato l’assassinio del fratello dell’attuale capo dello Stato, ma attribuendolo erroneamente alle Brigate Rosse invece che alla mafia.

“La foto drammatica del presidente Sergio Mattarella che prendeva in braccio il fratello assassinato dalle Brigate Rosse”, ha detto il ministro davanti ai presenti.

La correzione: “È stato un lapsus”

Dopo la diffusione del video e le critiche sui social e sui media, Valditara ha spiegato all’Ansa che si sarebbe trattato semplicemente di un errore verbale.

“Ho dichiarato venti volte ‘vittima della mafia’”, ha sostenuto il ministro, definendo le polemiche uno “sciacallaggio ignobile”.

Secondo la sua ricostruzione, il riferimento alle Brigate Rosse sarebbe stato solo un lapsus, corretto dal resto del discorso in cui aveva parlato esplicitamente della lotta alla mafia portata avanti da Piersanti Mattarella.

Chi era Piersanti Mattarella

Piersanti Mattarella, esponente della Democrazia Cristiana e vicino alla linea politica di Aldo Moro, fu eletto presidente della Regione Siciliana nel 1978.

La mattina del 6 gennaio 1980 venne assassinato a Palermo mentre si trovava alla guida della sua Fiat 132 insieme alla famiglia.

Un killer si avvicinò all’auto e sparò attraverso il finestrino con una pistola calibro 38.

L’omicidio attribuito a Cosa Nostra

L’omicidio di Mattarella è storicamente considerato uno dei delitti eccellenti di Cosa Nostra.

Secondo le ricostruzioni investigative, il presidente della Regione stava tentando di introdurre maggiore trasparenza negli appalti pubblici e nei rapporti tra politica e affari in Sicilia.

Nel 2025 è stata aperta una nuova indagine che vede indagati i boss mafiosi Antonino Madonia e Giuseppe Lucchese, all’epoca ritenuti sicari vicini alla Cupola mafiosa.

Le nuove indagini sui depistaggi

Negli ultimi mesi la Procura di Palermo ha aperto anche un filone sui presunti depistaggi successivi all’assassinio.

Tra gli indagati figura Filippo Piritore, accusato dai magistrati di aver mentito sulla gestione di un guanto ritrovato nell’auto dei killer e poi scomparso.

L’ipotesi investigativa è che parte delle indagini dell’epoca possa essere stata ostacolata o inquinata da apparati istituzionali.

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