di Carlo Longo
L’OMS monitora il focolaio di Hantavirus sulla nave MV Hondius. L’epidemiologo Boris Pavlin spiega perché il rischio resta limitato e quando l’emergenza potrebbe concludersi
L’Organizzazione Mondiale della Sanità continua a coordinare le operazioni legate all’emergenza sanitaria scoppiata a bordo della nave da
crociera MV Hondius, dove è stato registrato un focolaio di Hantavirus. A fare il punto della situazione è stato Boris Pavlin, epidemiologo dell’OMS coinvolto direttamente nella supervisione delle procedure di evacuazione e controllo sanitario.
Secondo l’esperto, la situazione potrebbe rientrare completamente entro la metà di giugno, considerando il periodo di osservazione epidemiologica avviato dopo i primi casi individuati nei giorni scorsi.
“Non è un nuovo Covid”: cosa chiarisce l’epidemiologo
Pavlin ha invitato a non paragonare l’Hantavirus alla pandemia da Covid-19, sottolineando che il comportamento del virus è molto diverso.
L’Hantavirus, infatti, si trasmette prevalentemente attraverso il contatto con roditori infetti o con materiali contaminati. I casi di trasmissione tra esseri umani risultano estremamente rari e limitati a circostanze particolari.
L’epidemiologo ha inoltre spiegato che:
- il virus non si diffonde durante la fase asintomatica;
- il contagio interumano documentato riguarda quasi esclusivamente alcune varianti sudamericane;
- il rischio di diffusione su larga scala viene considerato basso.
Evacuazione verso Tenerife dopo il rifiuto di Capo Verde
L’operazione di trasferimento dei passeggeri è stata organizzata con il supporto delle autorità sanitarie internazionali dopo che Capo Verde aveva negato l’autorizzazione all’attracco della nave.
La scelta è ricaduta su Tenerife, nelle Canarie, ritenuta più adatta a gestire un’eventuale emergenza medica grazie a strutture sanitarie avanzate e collegamenti logistici più efficienti.
L’OMS sta collaborando con le autorità spagnole per monitorare tutti i viaggiatori considerati potenzialmente esposti al virus.
Quarantene e controlli per i passeggeri a rischio
I soggetti ritenuti più vulnerabili o maggiormente esposti sono stati sottoposti a protocolli di quarantena e osservazione medica.
Le autorità sanitarie internazionali stanno seguendo l’evoluzione clinica dei casi per verificare l’eventuale comparsa di nuovi sintomi, ma al momento gli esperti mantengono un approccio prudente senza lanciare allarmi generalizzati.
Secondo Pavlin, anche nel caso emergessero ulteriori infezioni, le probabilità di una trasmissione estesa restano contenute.
Quando potrebbe finire l’emergenza
L’OMS indica come data chiave la metà di giugno. Il conteggio deriva dal periodo massimo di incubazione e osservazione previsto per il virus, stimato in circa 42 giorni dal momento individuato come possibile inizio dell’esposizione.
Se entro quella finestra temporale non si registreranno nuovi casi significativi, l’emergenza potrà essere considerata conclusa.
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