di Martina Esposito
La Corte di Giustizia europea conferma la compatibilità delle norme italiane sull’equo compenso. Meta: “Nessun pagamento automatico previsto”. Soddisfazione degli editori italiani
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che gli Stati membri possono riconoscere agli editori di giornali il diritto a ottenere una remunerazione dalle piattaforme digitali che utilizzano online i loro contenuti giornalistici. La decisione arriva nell’ambito del contenzioso avviato da Meta contro l’Agcom sulla disciplina italiana dell’equo compenso.
Al centro della vicenda c’era il regolamento adottato dall’Autorità per le comunicazioni, che definisce criteri e modalità per stabilire quanto le grandi piattaforme debbano riconoscere agli editori per l’utilizzo di articoli, anteprime e contenuti informativi online. Meta aveva contestato il provvedimento davanti al Tar, sostenendo incompatibilità con il diritto europeo. Per i giudici di Lussemburgo, invece, il sistema italiano rispetta le norme comunitarie.
La Corte ha precisato che il compenso è legittimo quando rappresenta il corrispettivo economico dell’autorizzazione concessa dagli editori all’uso delle loro pubblicazioni digitali. Gli editori, inoltre, mantengono piena libertà di decidere se autorizzare gratuitamente o meno l’utilizzo dei propri contenuti.
Secondo la sentenza, le piattaforme che non utilizzano pubblicazioni giornalistiche non possono essere obbligate a versare alcun compenso. I giudici hanno però ritenuto validi gli obblighi imposti ai servizi online di aprire trattative con gli editori senza penalizzare la visibilità dei contenuti durante la negoziazione e di fornire dati utili per calcolare l’eventuale remunerazione.
Per la Corte, queste misure rappresentano una limitazione proporzionata della libertà d’impresa, giustificata dalla necessità di garantire un mercato più equilibrato nel settore dell’informazione digitale e di tutelare gli investimenti economici sostenuti dagli editori nella produzione delle notizie.
La decisione è stata accolta con favore dalla Fieg, la Federazione italiana editori giornali, che ha parlato di “grande soddisfazione” e ha auspicato una piena applicazione dei principi stabiliti dalla Corte europea.
Diversa la lettura di Meta. In una nota, l’azienda ha sottolineato che la sentenza confermerebbe come il diritto riconosciuto agli editori “non preveda alcun pagamento” nei casi in cui le piattaforme non utilizzino direttamente le pubblicazioni giornalistiche. Il gruppo ha annunciato che esaminerà nel dettaglio la decisione e continuerà il confronto nei tribunali italiani.
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