di Emilia Morelli

All’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico, Mario Draghi invita l’Europa a superare la “cultura della precauzione” e sprona i giovani a non aspettare riforme dall’alto: “L’IA è un’opportunità, non solo un rischio”

draghiAlla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Milano, Mario Draghi sceglie di parlare di futuro. Davanti agli studenti, l’ex presidente della BCE e del Consiglio rivolge un messaggio netto: i giovani non devono attendere che qualcun altro apra loro la strada, mentre l’Europa deve smettere di guardare con sospetto alle tecnologie emergenti.

Draghi invita gli studenti a investire il proprio talento nel Paese, pur riconoscendo che il mondo dell’innovazione si muove su scala globale: «Non aspettate condizioni perfette, create valore qui». Al tempo stesso sollecita un cambio di passo europeo: «L’Europa deve bilanciare in modo diverso rischi e opportunità dell’intelligenza artificiale, riducendo il peso delle barriere che oggi frenano lo sviluppo».

Intelligenza artificiale tra opportunità e stress test sociale

Il cuore del ragionamento passa dall’intelligenza artificiale, descritta come un motore potenziale di produttività ma anche come un fattore destinato a mettere in tensione il tessuto sociale. Draghi non minimizza l’incertezza che accompagna ogni rivoluzione tecnologica, ma invita a riconoscere con lucidità sia i rischi sia i possibili benefici.

Secondo l’ex premier, la portata dell’impatto dell’IA non dipenderà unicamente dal progresso tecnico, ma soprattutto dalle scelte pubbliche: «La rapidità della sostituzione del lavoro e il modo in cui cambieranno i sistemi produttivi dipendono dalle politiche che governi e istituzioni decideranno di adottare».

La critica alla regolazione europea e il caso GDPR

Il discorso diventa particolarmente critico quando Draghi affronta i limiti strutturali della regolazione europea. Porta l’esempio del GDPR, entrato in vigore nel 2016, che secondo lui avrebbe attribuito un peso eccessivo alla tutela della privacy rispetto all’innovazione, senza adattarsi successivamente ai nuovi scenari tecnologici.

Le conseguenze, sostiene, sono già visibili: aumento dei costi operativi per un quinto rispetto ai competitor statunitensi, profitti ridotti per le aziende europee del digitale e un calo del venture capital di circa il 25% nel settore tecnologico. Una metafora chiarisce il concetto: «È come se, alla prima scossa elettrica, si fosse deciso di limitare l’elettricità invece di costruire sistemi di sicurezza per sfruttarne la forza trasformativa».

Europa in ritardo sulle tecnologie: un divario che si allarga

Draghi parla di un’Europa che, negli ultimi vent’anni, da continente aperto alla modernità è diventata un luogo che alza barriere all’adozione dell’innovazione. Nella prima era digitale la produttività continentale ha rallentato fino a raggiungere metà del ritmo americano, con la divergenza generata quasi interamente dal settore tecnologico.

La nuova rivoluzione dell’intelligenza artificiale sta replicando quel modello: lo scorso anno gli Stati Uniti hanno sviluppato 40 grandi modelli di IA, la Cina 15, l’Europa appena 3. Lo stesso squilibrio si osserva in biotecnologie, materiali avanzati, fusioni nucleari e altre tecnologie di frontiera. Se l’Unione non recupererà terreno, avverte Draghi, “il rischio è di avviare una lunga stagione di stagnazione economica”.

L’emorragia di talenti e capitali: Milano come osservatorio privilegiato

Nel suo intervento, Draghi sottolinea che Milano rappresenta un punto di osservazione privilegiato per cogliere l’esodo di competenze e iniziative imprenditoriali verso gli ecosistemi più dinamici. Oggi quasi due terzi delle start-up europee si espandono negli Stati Uniti nelle prime fasi di crescita, mentre cinque anni fa il dato era pari a un terzo. Un segnale che, per Draghi, mostra quanto rapidamente le regole europee stiano invecchiando rispetto alla velocità dell’innovazione.

Serve dunque non solo alleggerire i vincoli, ma riconoscere quando una norma è diventata obsoleta e intervenire con rapidità: «I cicli tecnologici non aspettano i tempi della burocrazia».

Il messaggio finale agli studenti: cambiare il sistema dall’interno

Il discorso si chiude con un’esortazione forte alle nuove generazioni. Draghi chiede ai giovani di pretendere le stesse opportunità dei loro coetanei negli altri Paesi e di non accettare passivamente le rigidità del sistema: «Confrontatevi con gli interessi che ostacolano il cambiamento. La vostra determinazione può trasformare le istituzioni molto più di qualsiasi discorso o rapporto».

È un invito all’azione, ma anche un passaggio di consegne: costruire il futuro europeo dell’innovazione, sostiene Draghi, dipenderà soprattutto da chi oggi siede nelle aule universitarie.

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L’articolo Draghi al Politecnico di Milano: “Europa, smetti di temere l’innovazione. Ai giovani dico: cambiate le regole” proviene da Associated Medias.