di Redazione

Secondo gli inquirenti il passaggio dell’uomo in via Pascoli, poche ore dopo il delitto del 2007, non sarebbe stato casuale. Intanto una rogatoria negli Stati Uniti per recuperare dati Facebook non ha prodotto risultati utili

La Procura di Pavia rafforza la propria ricostruzione nell’ambito della nuova indagine sul delitto di Garlasco, che vede Andrea Sempio come unico indagato. Per i magistrati, il giovane non si sarebbe trovato casualmente nei pressi della villetta di via Pascoli nelle ore successive all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007.

Secondo quanto emerge dagli atti depositati dai pm Stefano Civardi, Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, la versione fornita da Sempio all’epoca presenterebbe elementi ritenuti poco credibili. Nel verbale reso quando aveva 19 anni, l’uomo spiegò di essere passato davanti all’abitazione dopo aver visto ambulanza e persone radunate nella zona. Una ricostruzione che oggi gli inquirenti considerano “inverosimile”.

La Procura sostiene infatti che il tragitto compiuto quel pomeriggio insieme al padre — dalla casa della nonna verso l’abitazione di famiglia — non avrebbe richiesto il passaggio da via Pascoli. Anzi, secondo le mappe allegate all’inchiesta, la villetta dei Poggi si trovava in direzione opposta rispetto al percorso dichiarato. Gli investigatori evidenziano inoltre che, dal tratto di strada indicato da Sempio, sarebbe stato difficile perfino notare quanto stava accadendo davanti alla casa della vittima, anche per la presenza di rotatorie e per la distanza.

Un altro punto contestato riguarda il successivo racconto fornito nel 2008. Sempio dichiarò di essere tornato da solo in via Pascoli intorno alle 16 “per curiosità”, apprendendo sul posto da una giornalista della morte di una ragazza, poi identificata come Chiara Poggi. Solo dopo sarebbe rientrato a casa, tornando ancora una volta davanti alla villetta insieme al padre.

Per gli inquirenti, queste versioni non sarebbero coerenti e alimenterebbero il sospetto che l’uomo sia tornato consapevolmente sulla scena del crimine poche ore dopo l’omicidio.

Nel frattempo, nell’ambito della nuova inchiesta, la Procura ha anche tentato di recuperare vecchi contenuti online riconducibili a Sempio. Attraverso una rogatoria internazionale inviata negli Stati Uniti, gli investigatori hanno chiesto a Meta informazioni relative a un profilo Facebook chiuso nel febbraio 2017, poco dopo il primo interrogatorio dell’indagato. L’obiettivo era verificare eventuali tracce digitali del passato, ma il tentativo non avrebbe dato gli esiti sperati: secondo i magistrati, i dati ottenuti “non hanno consentito di colmare il vuoto informativo”.

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