di Carlo Longo
L’Oms monitora il focolaio di Hantavirus sulla nave Mv Hondius: i casi salgono a 8, con tre evacuati e nuovi sospetti sulla trasmissione tra esseri umani
Ogni dettaglio del viaggio della MV Hondius viene analizzato dagli esperti coordinati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, impegnati a ricostruire l’origine del focolaio di Hantavirus emerso a bordo della nave da spedizione partita dall’Argentina per una crociera nell’Atlantico meridionale.
Secondo l’Oms, il rischio globale per la salute pubblica resta “basso”, ma l’obiettivo è comprendere con precisione la dinamica dei contagi e verificare l’eventuale trasmissione tra esseri umani.
I casi salgono a otto
I casi registrati sono saliti a otto, con un nuovo paziente segnalato a Zurigo. L’uomo, passeggero della nave, si è presentato in ospedale dopo aver ricevuto l’avviso sanitario inviato dall’operatore della crociera.
Secondo l’Oms, al momento tre casi sono stati confermati tramite test di laboratorio come infezioni da Hantavirus.
Tre persone sintomatiche — di nazionalità tedesca, britannica e olandese — sono state evacuate dalla nave verso i Paesi Bassi per essere curate. Uno degli aerei sanitari è già atterrato ad Amsterdam, mentre un secondo velivolo ha effettuato uno scalo tecnico alle Isole Canarie per problemi alla bolla protettiva di un paziente.
L’itinerario della nave
La nave è partita il primo aprile da Ushuaia con 88 passeggeri e 59 membri dell’equipaggio.
Nel corso della spedizione la Hondius ha fatto tappa in diverse aree remote dell’Atlantico meridionale, tra cui l’Antartide, la Georgia del Sud, Tristan da Cunha, Sant’Elena e l’Isola di Ascensione.
Gli esperti non escludono che l’esposizione al virus possa essere avvenuta durante una delle escursioni effettuate su queste isole.
L’ipotesi sulla trasmissione del virus
Secondo Maria Van Kerkhove, il focolaio potrebbe essere stato alimentato anche da una trasmissione da uomo a uomo.
L’Oms ritiene infatti che il contagio non sia nato sulla nave, ma in Sudamerica, dove due coniugi olandesi — poi deceduti — avrebbero contratto il virus prima di trasmetterlo ad altri passeggeri.
L’ipotesi principale è che la coppia abbia contratto l’Hantavirus durante un’escursione di birdwatching in una discarica nei pressi di Ushuaia, entrando in contatto con roditori infetti.
Nel frattempo sono state avviate le procedure di tracciamento dei passeggeri del volo Sant’Elena–Johannesburg utilizzato dalla donna olandese il 25 aprile, quando aveva già manifestato sintomi gastrointestinali.
Il ceppo delle Ande e il timore del contagio umano
Il ministro della Salute sudafricano ha confermato che uno dei passeggeri deceduti era stato colpito dal cosiddetto “ceppo delle Ande”, l’unico tra i 38 ceppi conosciuti di Hantavirus capace di trasmettersi tra esseri umani.
Il caso ha aumentato l’attenzione delle autorità sanitarie internazionali, che stanno monitorando tutti i contatti stretti dei passeggeri sintomatici.
I passeggeri sbarcati senza controlli
Secondo la testimonianza di un passeggero spagnolo raccolta dal quotidiano El Pais, 23 persone sarebbero sbarcate il 21 aprile a Sant’Elena facendo poi rientro nei rispettivi Paesi senza controlli immediati.
I passeggeri provenivano da diversi Stati, tra cui Australia, Stati Uniti, Taiwan e Regno Unito.
Nave diretta a Tenerife
La ministra della Sanità spagnola ha annunciato che la Hondius attraccherà sabato a Tenerife, nel porto di Granadilla de Abona.
I passeggeri stranieri saranno successivamente trasferiti nei rispettivi Paesi d’origine.
Italia in allerta ma senza connazionali a bordo
Il ministero della Salute italiano ha confermato che sulla nave non risultano cittadini italiani.
Il dicastero guidato da Orazio Schillaci ha comunque allertato gli uffici di frontiera e inviato informative alle Regioni, precisando di continuare a seguire l’evoluzione del focolaio insieme all’ECDC e all’Oms.
Secondo l’Ecdc, il rischio per la popolazione europea resta “molto basso”.
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