di Ennio Bassi

Washington avvia un’operazione militare per garantire il transito nello Stretto di Hormuz. L’Iran avverte: qualsiasi intervento americano sarà considerato una violazione del cessate il fuoco

Gli Stati Uniti hanno dato il via a “Project Freedom”, un’iniziativa annunciata dal presidente Donald Trump con l’obiettivo di ripristinare la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio energetico globale. Il piano prevede un ampio dispiegamento militare a supporto delle navi mercantili, con l’intento di consentire loro di attraversare il canale in sicurezza dopo settimane di blocco e tensioni.

Secondo il Comando Centrale americano (Centcom), l’operazione ha natura difensiva e punta a garantire la libertà di navigazione senza necessariamente prevedere una scorta diretta a ogni imbarcazione. Le forze statunitensi forniranno indicazioni sulle rotte più sicure e resteranno pronte a intervenire in caso di minacce. Il dispositivo militare include cacciatorpediniere lanciamissili, oltre cento velivoli tra mezzi aerei e navali, piattaforme senza pilota e circa 15.000 militari.

L’iniziativa nasce anche dalla necessità di sbloccare una situazione critica: migliaia di marittimi risultano ancora fermi nell’area a bordo di centinaia di navi, mentre gli attacchi registrati negli ultimi mesi hanno aggravato i rischi per la sicurezza della navigazione e per i rifornimenti globali.

La reazione di Teheran è stata immediata e dura. Le autorità iraniane hanno avvertito che qualsiasi presenza o intervento statunitense nello Stretto di Hormuz sarà considerato una violazione del cessate il fuoco. Esponenti politici e militari hanno ribadito che la sicurezza dell’area rientra nella sfera di controllo dell’Iran, minacciando possibili attacchi contro forze straniere che dovessero avvicinarsi.

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