di Corinna Pindaro

Secondo un’analisi satellitare del Washington Post, gli attacchi iraniani avrebbero danneggiato almeno 228 strutture militari statunitensi in Medio Oriente. Intanto proseguono i negoziati tra Washington e Teheran su Hormuz e nucleare

Gli attacchi aerei iraniani contro siti militari statunitensi in Medio Oriente avrebbero provocato danni molto più ampi di quanto finora riconosciuto pubblicamente da Washington.

Secondo un’analisi di immagini satellitari condotta dal Washington Post, dall’inizio della guerra sarebbero state danneggiate o distrutte almeno 228 strutture o attrezzature riconducibili all’esercito degli Stati Uniti.

Nel bilancio rientrerebbero hangar, caserme, depositi di carburante, aerei, radar, sistemi di comunicazione e apparecchiature di difesa aerea distribuite in diverse basi americane nella regione.

Danni superiori alle comunicazioni ufficiali

Il quotidiano americano sostiene che l’entità delle distruzioni sia molto più ampia rispetto a quanto ammesso finora dal governo statunitense.

Per arrivare a questa conclusione, il Washington Post ha confrontato immagini diffuse dall’Iran con foto satellitari di fornitori americani e con quelle del sistema europeo Copernicus.

Il giornale afferma di aver verificato l’autenticità di 109 immagini iraniane, escludendone 19 dall’analisi perché non sufficientemente confermate dai confronti satellitari. Secondo il Post, non sarebbero emerse manipolazioni nelle immagini utilizzate.

L’impatto operativo sugli Stati Uniti

Gli esperti consultati dal quotidiano invitano però alla cautela.

Parte dei danni potrebbe essersi verificata dopo il trasferimento o l’evacuazione delle truppe americane da alcune installazioni, riducendo quindi l’impatto diretto sulle capacità operative.

Secondo gli analisti, gli attacchi non avrebbero compromesso in modo significativo la capacità dell’esercito statunitense di proseguire la campagna di bombardamenti contro obiettivi iraniani.

Negoziati Usa-Iran verso una possibile intesa

Mentre emergono nuovi dettagli sui danni militari, proseguono i contatti diplomatici tra Washington e Teheran.

Secondo Axios, Stati Uniti e Iran sarebbero vicini a un memorandum di una pagina per porre fine alla guerra nella regione. L’intesa dovrebbe aprire una fase di 30 giorni di negoziati più dettagliati su riapertura dello Stretto di Hormuz, limiti al programma nucleare iraniano, revoca delle sanzioni e rilascio graduale dei fondi congelati.

Il presidente Donald Trump ha però ribadito che qualsiasi accordo dovrà prevedere il trasferimento agli Stati Uniti dell’uranio arricchito iraniano.

Hormuz resta il punto più delicato

Lo Stretto di Hormuz continua a essere il centro della crisi.

Trump ha sospeso temporaneamente il “Project Freedom”, l’operazione militare di scorta alle navi commerciali, per verificare se un accordo possa essere finalizzato. Tuttavia ha avvertito che, se Teheran non rispetterà gli impegni, i bombardamenti riprenderanno con intensità maggiore.

Intanto una nave portacontainer francese, la Saigon, è riuscita a uscire dal Golfo, mentre un’altra nave legata all’armatore CMA CGM è stata colpita nei pressi dello Stretto, causando feriti tra l’equipaggio.

Francia e Cina si muovono sul dossier

La Francia ha annunciato di essere pronta a partecipare a una missione multinazionale per garantire la sicurezza della navigazione a Hormuz, con la portaerei Charles de Gaulle diretta verso l’area.

Parallelamente, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato a Pechino l’omologo cinese Wang Yi. La Cina ha definito urgente una cessazione completa delle ostilità e ha ribadito il diritto dell’Iran all’uso pacifico dell’energia nucleare.

Libano e Israele restano nel quadro dell’accordo

Il possibile memorandum tra Stati Uniti e Iran includerebbe anche un cessate il fuoco in Libano, distinto dalla tregua già esistente tra Israele e Beirut.

Nel frattempo, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato il gabinetto di sicurezza dopo le indiscrezioni su un possibile accordo, mentre le forze israeliane hanno rivendicato un raid contro un comandante della Forza Radwan di Hezbollah a Beirut.

Tensioni anche con il Vaticano

Sul fronte diplomatico, Trump ha risposto anche alle critiche del Vaticano, sostenendo che il punto centrale resta impedire all’Iran di ottenere un’arma nucleare.

Il segretario di Stato Marco Rubio è atteso da Papa Leone XIV, mentre la Santa Sede ribadisce la propria linea a favore del disarmo e del negoziato.

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