di Ennio Bassi

Washington conferma il cessate il fuoco con l’Iran ma minaccia un intervento massiccio nel caso di una mancata firma dell’accordo. Intanto anche missili sugli Emirati

La tregua tra Stati Uniti e Iran resta formalmente in vigore, ma il clima in Medio Oriente torna a farsi incandescente. A riaccendere la tensione sono state le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha ribadito la validità del cessate il fuoco annunciato nelle scorse settimane, accompagnandolo però con una nuova minaccia diretta a Teheran.

“In futuro colpiremo con molta più forza e molta più violenza se non firmeranno rapidamente un accordo”, ha dichiarato Trump dopo gli ultimi episodi militari avvenuti nel Golfo.

Secondo il comando statunitense, alcune unità navali americane sarebbero finite sotto “attacchi iraniani non provocati” nell’area dello Stretto di Hormuz. Washington sostiene di aver reagito con “raid di autodifesa”, mentre Teheran accusa gli Stati Uniti di avere violato la tregua con nuove operazioni militari.

Nelle ultime ore la tensione si è estesa anche agli Emirati Arabi Uniti. Il Ministero della Difesa emiratino ha comunicato che i sistemi di difesa aerea sono entrati in azione per intercettare missili balistici, missili da crociera e droni provenienti dall’Iran. Le esplosioni udite in diverse zone del Paese sarebbero state causate proprio dalle operazioni di intercettazione.

L’episodio conferma quanto il cessate il fuoco resti estremamente fragile in una regione attraversata da una crescente instabilità militare e diplomatica.

Parallelamente, proseguono le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio energetico mondiale. Una petroliera battente bandiera maltese è riuscita a raggiungere la Corea del Sud attraversando la rotta marittima nonostante le minacce iraniane di chiusura dello stretto. Si tratta del primo transito completato con successo verso il Paese asiatico da quando Teheran aveva annunciato restrizioni nella zona.

Anche alcune petroliere sudcoreane stanno utilizzando rotte alternative attraverso il Mar Rosso e il Canale di Suez per evitare possibili escalation nel Golfo Persico.

Sul fronte diplomatico, Trump ha chiamato in causa anche il Vaticano. Il presidente americano ha riferito di aver chiesto al segretario di Stato Marco Rubio di trasmettere personalmente al Papa il messaggio secondo cui “l’Iran non può avere l’arma nucleare”. Nelle sue dichiarazioni Trump ha inoltre accusato Teheran di repressioni violente contro i manifestanti iraniani.

Da Teheran, intanto, arriva una risposta indiretta ma dal forte valore simbolico. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha pubblicato sui social un celebre verso del poeta arabo Al-Mutanabbi: “Se vedi i denti del leone, non presumere che stia sorridendo”, interpretato da molti osservatori come un avvertimento rivolto agli Stati Uniti.

Le tensioni si estendono anche al confine israelo-libanese. Secondo media internazionali, un soccorritore della Protezione civile libanese sarebbe rimasto ucciso in un attacco con drone attribuito all’esercito israeliano nel sud del Libano, nella zona di Kfarchouba.

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