di Ennio Bassi

L’Euro compie 20 anni. Una data storica. Era Capodanno del 2002, un martedì, quando la moneta unica entrò in vigore.  Una partenza per alcuni versi controversa ma non vi è dubbio sul fatto che da subito divenne il simbolo di un’Europa senza frontiere e con una unica valuta. L’ingresso nella moneta unica rappresentava non solo un passaggio epocale della nostra Storia, ma, per usare le parole di Carlo Azeglio Ciampi, significava aver “messo in salvo l’Italia“. Nelle cancellerie europee in quegli anni c’era molto scetticismo sull’economia italiana. Soprattutto da parte tedesca e francese e questo complicò tutto: dalle manovre finanziarie, pesantissime per il paese, che dovremmo affrontare per fare rientrare l’Italia nei parametri imposti da Germania e Francia, al concambio che come vedremo fu pesantissimo.

Nella fase iniziale la nostra Lira, così come le altre valute nazionali di quella che poi sarebbe stata definita Eurozona, rimase per un periodo di doppia circolazione, decisa per facilitare l’introduzione della nuova valuta e per non creare problemi ed inutili ansie ai cittadini e ai mercati. Le monete e le banconote in lire vennero poi ritirate definitivamente il primo marzo 2002 e fino a febbraio 2012 quelle in corso legale rimaste nelle tasche degli italiani potevano essere cambiate presso le filiali della Banca d’Italia.

L’esordio dell’Euro ingenerò un po’ di confusione, soprattutto per la conversione della nostra vecchia moneta nazionale. Tutti ricordano che 1 euro fu valutato, tra urla e strilli degli euroscettici e le ire dei complottisti, 1936,27 lire. Una cifra effettivamente alta e per di più con i decimali che portò a calcoli complicati e ad un certo fastidio da parte dei cittadini. Del resto tutto le grandi trasformazioni epocali hanno un costo e l’introduzione dell’euro certo lo ebbe.

E’ infatti certo che per le tasche degli italiani il cambio non fu indolore. Praticamente da subito ciò che costava 1.000 lire arrivò a costare 1 euro, ciò che costava 10.000 lire fu portato a 10 euro. Nel giro di poco i prezzi cominciarono a lievitare in maniera corposa determinando travasi di ricchezza da alcune categoria ad altre. Nel complesso fu un cambio oggettivamente non favorevole per le tasche degli italiani, tant’è  che per anni ha provocato critiche e polemiche. Ma a 20 anni di distanza la verità è venuta fuori e i vantaggi della moneta unica sono visibili anche agli occhi dei più scettici, prova ne sia che il fronte anti-europeista è sempre più minoritario.

Ma veniamo alla storia e ricostruiamo le tappe di questo evento storico. Intanto giova da subito ricordare che la nostra moneta è tra le prime quattro più importanti del mondo. Le altre sono il dollaro americano, lo yen giapponese e la sterlina inglese. I Paesi membri dell’Unione europea che vararono l’introduzione dell’euro erano 12. Ma, giova ricordarlo, la vicenda dell’euro cominciò ben prima di quel fatidico 2002. Tutto infatti ha inizio ben quattordici anni prima, quando fu firmato l’Atto Unico Europeo, l’accordo che portò alla trasformazione della CEE in UE. Fu in quel momento che i paesi fondatori stabilirono di affidare all’esperienza del francese Jacques Delors, all’epoca Presidente della Commissione europea, insieme ad un comitato di governatori delle Banche Centrali Nazionali un progetto per l’attuazione della Politica economico-monetaria europea. Fu elaborato il cosiddetto “rapporto Delors” che disciplinò le tre fasi necessarie ad arrivare all’adozione di una moneta unica valevole in tutto il territorio comunitario.

A regolamentare il progetto della moneta unica concepito dai padri fondatori fu l’accordo passato alla storia come il Trattato di Maastricht sarebbe diventato realtà. L’Euro in realtà debuttò sui mercati finanziari nel 1999. Dopo l’elezione diretta del Parlamento, la Commissione europea, la Corte di giustizia e la libertà di circolazione per le persone, era doveroso quanto inevitabile arrivare all’adozione di una moneta unica.

Nel 1999 i paesi che decisero di adottare l’euro furono Germania, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Italia (i sei Paesi fondatori), Repubblica d’Irlanda, Finlandia, Austria, Portogallo e Spagna. Il primo gennaio 2001 si aggiunse la Grecia, mentre decisero di rimanere fuori dal Euro la Gran Bretagna, la Danimarca e la Svezia.

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