di Martina Esposito

Dal degrado urbano alla prevenzione sanitaria, passando per cultura, innovazione e coesione sociale: istituzioni, imprese e professionisti a confronto al think tank promosso da Remind

La sicurezza come questione trasversale, che coinvolge territori, sanità, coesione sociale, innovazione e qualità della vita. È attorno a questa visione, di cui ha tratto le fila il consigliere della Presidenza del Consiglio Renato Loiero, che si è sviluppata la nuova edizione di “Nazione Sicura”, il think tank promosso da Remind che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, manager, professionisti e imprese in un confronto dedicato al rapporto tra sicurezza e libertà, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra pubblico e privato.

Ad aprire il confronto moderato da Paolo Crisafi, Cavaliere di Gran Croce e Presidente di Remind, è stato Massimo Santucci, consigliere di Presidenza Remind, che ha definito la sicurezza «un tema importante da affrontare con il metodo Remind, fondato sul rispetto delle persone e sulla capacità di far dialogare tutti». Santucci ha spiegato che l’obiettivo è mettere allo stesso tavolo politica, tecnici e imprese: «Non solo i rappresentanti politici, ma anche manager e tecnici del pubblico e del privato, perché dalla sintesi di competenze diverse possono nascere benefici concreti per il Paese». Da qui la necessità di affrontare la sicurezza come «un tema realmente trasversale».

Lo Stato e la cultura come garanti della sicurezza urbana

Il tema della fragilità urbana e del rapporto tra degrado sociale e criminalità è stato al centro dell’intervento di Marco Perissa, vicepresidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sul degrado delle città e delle periferie. «Parlare di sicurezza e legalità è complesso, perché è facile scivolare in discorsi massimalisti. Ma quando si parla di sicurezza si parla soprattutto di persone fragili, coinvolte sia come vittime sia, talvolta, come carnefici», ha osservato.

Perissa ha poi evidenziato «una correlazione evidente tra fragilità sociale, culturale e comportamenti criminali», denunciando «l’abbandono strutturale della pubblica amministrazione» in molte periferie. «Quel vuoto viene occupato dalla criminalità organizzata», ha spiegato, sottolineando come il ritiro dello Stato favorisca degrado e insicurezza. «Quando abbandoni un quartiere, abbandoni le persone. Per questo bisogna creare una forza contraria e restituire presenza dello Stato e senso di appartenenza». Un fenomeno che, secondo Perissa, genera «insicurezza cronica nelle città» e indebolisce il rapporto identitario con i quartieri.

Sul legame tra cultura e sicurezza si è concentrato invece Luigi Ferrara, amministratore delegato di Sicuritalia. «La cultura è una vera infrastruttura di sicurezza urbana, perché modifica i comportamenti, crea comunità e genera appartenenza», ha detto. Secondo Ferrara, «la sicurezza interviene sul rischio, mentre la cultura agisce sulle cause che generano quel rischio». Da Bilbao al Lingotto di Torino, fino a Porta Nuova a Milano, Ferrara ha richiamato diversi esempi di rigenerazione urbana in cui «la cultura è diventata un acceleratore di sicurezza».

Per Francesco Burrelli, vicepresidente Remind e presidente Anaci, la sicurezza non può essere ridotta a un tema repressivo: «La sicurezza non è soltanto repressione o riconquista degli spazi urbani. È una filosofia che deve essere trasmessa attraverso l’inclusione e l’attenzione verso i più fragili». Un concetto che riguarda anche la percezione dei cittadini: «La sicurezza è anche quella che le persone percepiscono nella vita quotidiana». Un insieme di visioni sintetizzato dal videomessaggio del Sottosegretario all’Interno Wanda Ferro: «La sicurezza deve rappresentare una possibilità concreta di crescita per le comunità».

La sicurezza passa per la cultura della prevenzione

Nel corso dell’iniziativa è emersa anche la centralità della sanità come elemento di benessere collettivo e coesione sociale, come introdotto da Maria Cristina Cantù, Vicepresidente Commissione Sanità del Senato. Guido Quintino Liris, medico e membro della Commissione Bilancio del Senato, ha parlato della necessità di «una presa di coscienza etica che agisca sulla cultura della prevenzione». Per Liris, «i servizi, e in particolare quello sanitario, sono portatori di qualità della vita e rappresentano la cartina di tornasole di una società civile».

Il senatore ha inoltre sottolineato come il Servizio sanitario nazionale resti «un sistema unico al mondo perché garantisce tutto a tutti», pur dovendo affrontare criticità importanti: «Liste d’attesa e aumento dei costi». Da qui il richiamo alla necessità di «riaffermare il ruolo della medicina generale».

La formazione e l’innovazione tecnologica in sanità sono state al centro dell’intervento di Patrizia Angelotti, amministratore delegato di Accurate Gruppo Digit’Ed. «La formazione attraverso la simulazione consente di creare contesti protetti in cui il medico può sbagliare in sicurezza e prepararsi alla complessità», ha spiegato, sottolineando che questo approccio consente «una riduzione del rischio clinico del 37%». Angelotti ha poi evidenziato la necessità di superare una formazione esclusivamente teorica: «L’obiettivo è passare dalla conoscenza alla competenza».

Sulla necessità di una governance pubblica fondata sui dati si è soffermato Angelo Tanese, direttore generale di Agenas: «Chi dirige nel settore pubblico deve avere il coraggio di scommettere anche assumendosi dei rischi». Secondo Tanese è fondamentale «creare una cultura del dato», superando le sole percezioni e costruendo strumenti di valutazione concreti, a partire dal tema delle liste d’attesa.

La prevenzione è stata al centro anche dell’intervento di Alessio Nardini, direttore generale “Corretti Stili di Vita e Rapporti Ecosistema” del Ministero della Salute. «Dobbiamo prenderci cura della popolazione quando è ancora in salute», ha dichiarato, indicando la necessità di un «cambiamento paradigmatico» fondato su prevenzione, stili di vita e sostenibilità del sistema sanitario. Secondo Nardini, «la salute dell’uomo è strettamente legata all’ecosistema in cui vive», dagli stili di vita all’ambiente, fino alla salute animale. Da qui la scelta del Ministero di lavorare a un nuovo grande piano nazionale di prevenzione.

Uno sguardo internazionale è arrivato infine da Marco Bertotto, direttore dei programmi di Medici Senza Frontiere in Italia. «Oggi indossare un camice in aree di crisi equivale spesso a indossare una divisa: si diventa un bersaglio», ha osservato, ricordando la crescente vulnerabilità del personale sanitario nei conflitti. Bertotto ha poi richiamato l’esperienza di Medici Senza Frontiere nel lavoro con migranti e rifugiati anche in Italia: «Molte persone vivono una condizione di insicurezza perché non riescono ad accedere alle cure». Per questo, ha concluso, «mettere le persone al primo posto deve restare la priorità».

A concludere i lavori, insieme a un videomessaggio di Marcello Cattani, Consigliere Delegato Remind Industria, Innovazione e Ricerca e Presidente Farmindustria, e a un passaggio con Claudio Gorelli, Presidente Fondazione Nazionale Cavalieri di Gran Croce, è stato Renato Loiero, consigliere del Presidente del Consiglio, la cui presenza ha rappresentato uno dei momenti centrali dell’iniziativa.

Nel suo intervento, Loiero ha richiamato il delicato equilibrio tra sicurezza e libertà nelle democrazie contemporanee: «Promuovere la sicurezza per difendere la libertà è il paradosso delle democrazie: serve la sicurezza per essere liberi, ma troppa sicurezza limita la libertà». Ricordando Aldo Moro e i più lontani teorici della democrazia, Loiero ha sottolineato come «la Pubblica amministrazione e i poteri pubblici debbano garantire la correttezza dei procedimenti, non soltanto la velocità», ribadendo che, con una citazione di Einaudi, «lo Stato deve intervenire dove è necessario e deve farlo bene». Un approccio che, secondo il consigliere del premier, è emerso chiaramente nel corso del confronto: «È raro – ha concluso – partecipare a eventi in cui tutti hanno un approccio costruttivo».

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