di Redazione

Secondo il giudice, i provvedimenti potrebbero aver violato il diritto alla libertà di espressione garantito dalla Costituzione americana

Una corte federale degli Stati Uniti ha deciso di congelare le sanzioni adottate dall’amministrazione Trump nei confronti di Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite incaricata di monitorare la situazione nei Territori palestinesi occupati.

La decisione è arrivata dal tribunale del District of Columbia, a Washington, dove il giudice Richard Leon ha ritenuto probabile una violazione del Primo Emendamento della Costituzione statunitense, che tutela la libertà di parola. Le misure restrittive erano state introdotte nel luglio 2025 dopo le dure prese di posizione della funzionaria Onu contro Israele e contro l’operazione militare nella Striscia di Gaza.

In un messaggio pubblicato su X, Albanese ha accolto con favore la sospensione delle sanzioni, ringraziando il marito, la figlia e tutte le persone che l’hanno sostenuta durante la vicenda giudiziaria. La relatrice ha sottolineato il valore della solidarietà ricevuta, ribadendo l’importanza della difesa della libertà di espressione.

Secondo il giudice Leon, nominato in passato dall’ex presidente George W. Bush, le sanzioni sembravano colpire direttamente le opinioni espresse da Albanese su Israele e sulla Corte Penale Internazionale. Nelle motivazioni del provvedimento, il magistrato osserva che la funzionaria Onu probabilmente non sarebbe stata sanzionata se avesse assunto posizioni favorevoli agli interessi statunitensi e israeliani.

La causa era stata avviata dal marito di Albanese, Massimiliano Cali, che aveva contestato la legittimità delle misure sostenendo che limitassero il diritto della moglie alla libera espressione. Il tribunale ha inoltre riconosciuto che Albanese, pur vivendo fuori dagli Stati Uniti, mantiene legami sufficienti con il Paese per beneficiare delle tutele costituzionali americane.

Francesca Albanese ricopre il ruolo di relatrice speciale Onu dal 2022 ed è diventata una figura centrale nel dibattito internazionale sul conflitto israelo-palestinese. Negli ultimi mesi aveva accusato Israele di violazioni dei diritti umani e di possibili atti di genocidio a Gaza, oltre ad aver chiesto valutazioni della Corte Penale Internazionale su alcuni leader israeliani, incluso il premier Benjamin Netanyahu.

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