di Corinna Pindaro

La Corte d’Appello di Torino conferma il nesso causale tra il vaccino Pfizer anti Covid e una mielite trasversa sviluppata da una donna piemontese. Respinto il ricorso del ministero della Salute

La Corte d’Appello di Torino ha confermato la sentenza che riconosce il nesso causale tra la somministrazione del vaccino anti Covid covidComirnaty e una grave patologia neurologica sviluppata da una donna di 57 anni residente ad Alba, in provincia di Cuneo.

I giudici hanno respinto il ricorso presentato dal ministero della Salute contro la decisione emessa in primo grado dal tribunale civile di Asti, che nell’ottobre scorso aveva già riconosciuto alla donna il diritto all’indennizzo previsto dalla normativa italiana.

La patologia: cos’è la mielite trasversa

La malattia riconosciuta nel procedimento è una Mielite trasversa, una condizione neurologica causata dall’infiammazione del midollo spinale che può provocare disturbi motori, perdita di sensibilità e problemi neurologici permanenti.

Secondo quanto ricostruito nel processo, la donna aveva ricevuto due dosi del vaccino Pfizer-BioNTech nell’aprile del 2021.

Le motivazioni della Corte d’Appello

Nella sentenza, la Corte ha ritenuto valide e complete le conclusioni dei consulenti tecnici nominati nel giudizio di primo grado, senza disporre ulteriori perizie.

I giudici hanno evidenziato che:

  • la consulenza tecnica aveva accertato “secondo il parametro della preponderanza dell’evidenza” il collegamento tra vaccinazione e patologia;
  • non esistevano motivi fondati per discostarsi dalle conclusioni già raggiunte;
  • eventuali condizioni autoimmuni pregresse della donna non rappresentavano una causa alternativa, ma solo un possibile fattore predisponente.

La Corte ha quindi confermato il diritto all’indennizzo previsto per i danni derivanti da trattamenti sanitari obbligatori o raccomandati.

Respinta la linea del ministero della Salute

Nel procedimento il ministero della Salute aveva sostenuto che il danno neurologico fosse riconducibile a una patologia autoimmune preesistente della donna.

La tesi è stata però respinta dai giudici, secondo i quali la situazione clinica precedente non escludeva il rapporto causale con la vaccinazione.

I legali: “I vaccini, come tutti i farmaci, possono avere effetti avversi”

La donna è stata assistita dagli avvocati Renato Ambrosio, Chiara Ghibaudo e Stefano Bertone dello studio torinese Ambrosio & Commodo.

Secondo l’avvocato Stefano Bertone, la sentenza ribadisce un principio scientifico e giuridico importante: “i vaccini, come tutti i farmaci, possono comportare reazioni avverse anche gravi”.

Il legale ha inoltre sottolineato come molte persone non siano consapevoli della possibilità di richiedere un indennizzo nei casi in cui venga accertato un danno correlato alla vaccinazione.

Aumentano le richieste di assistenza legale

Dopo la sentenza di primo grado, lo studio legale coinvolto riferisce di ricevere diverse nuove segnalazioni ogni settimana da persone che ritengono di aver subito effetti avversi gravi dopo la vaccinazione contro il Covid-19.

Secondo quanto riferito dalla difesa, a livello internazionale sarebbero già state accolte decine di migliaia di richieste di indennizzo legate a danni vaccinali, con percentuali di riconoscimento differenti da Paese a Paese.

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