di Carlo Longo
Nuova escalation nello Stretto di Hormuz tra Iran e Stati Uniti: scontri navali, petroliere bloccate, missili sugli Emirati e timori per una guerra aperta
Lo Stretto di Hormuz torna al centro dello scontro tra Iran e Stati Uniti. Nelle ultime ore si sono registrati nuovi incidenti militari, accuse reciproche e movimenti navali che alimentano il timore di una nuova escalation regionale.
Da una parte Teheran accusa Washington di aver violato la fragile tregua attaccando una petroliera. Dall’altra, gli Stati Uniti sostengono di aver agito “per autodifesa” in risposta a missili e droni iraniani.
Il tutto mentre proseguono i contatti diplomatici sul memorandum in 14 punti che dovrebbe consentire la riapertura dello Stretto e preparare negoziati più ampi per chiudere il conflitto entro 30 giorni.
L’Iran minaccia le navi Usa: “Daremo una lezione agli Yankee”
La Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha lanciato un duro avvertimento alle imbarcazioni presenti nell’area.
Secondo una registrazione diffusa dalla CNN, la Marina iraniana ha invitato tutte le navi civili a mantenersi ad almeno 10 miglia dalle unità militari americane:
“Per la vostra sicurezza tenetevi lontani. A volte dobbiamo dare una lezione agli Yankee con missili e droni”.
La comunicazione sarebbe stata trasmessa sul canale radio internazionale VHF 16, utilizzato per le emergenze marittime.
Spari e manovre navali nel Golfo
Fonti del settore marittimo hanno riferito di “intensi scambi di colpi d’arma da fuoco” nella parte settentrionale dello Stretto.
Secondo le stesse fonti, le autorità iraniane avrebbero ordinato alle navi commerciali di spostarsi verso l’area di Dubai per evitare il coinvolgimento negli scontri.
Anche il centro britannico per la sicurezza marittima Ukmto ha confermato che il traffico navale nella zona resta fortemente ridotto e che nelle ultime 48 ore sono stati segnalati diversi incidenti di sicurezza.
Esplosioni vicino a Hormuz
Nuovi episodi si sono verificati anche sulla costa iraniana.
L’agenzia Mehr riferisce di esplosioni nella città di Sirik, località affacciata direttamente sullo Stretto di Hormuz. Al momento non è stata chiarita l’origine delle detonazioni.
Contemporaneamente, l’agenzia iraniana Fars parla di “scontri sporadici” tra forze iraniane e navi americane ancora in corso nell’area.
Gli Usa: “Bloccate oltre 70 petroliere iraniane”
Il Centcom ha dichiarato di aver impedito a più di 70 petroliere di entrare o uscire dai porti iraniani.
Secondo Washington, le navi coinvolte potrebbero trasportare oltre 166 milioni di barili di greggio, per un valore stimato superiore ai 13 miliardi di dollari.
Fox News riferisce inoltre che gli Stati Uniti avrebbero colpito alcune gigantesche petroliere vuote che tentavano di forzare il blocco navale imposto all’Iran.
Trump: “A Hormuz solo una carezza”
Il presidente americano Donald Trump continua a sostenere che il cessate il fuoco sia ancora formalmente in vigore, ma ha lanciato un nuovo avvertimento a Teheran:
“A Hormuz c’è stata solo una carezza. Se non arriverà presto un’intesa, colpiremo molto più duramente”.
Rubio: “Se minacciano gli Usa, saltano in aria”
Da Roma il segretario di Stato americano Marco Rubio ha ribadito la linea dura dell’amministrazione americana.
“La linea rossa è chiarissima: se minacciano gli americani, li faremo saltare in aria”.
Rubio ha anche accusato l’Iran di voler assumere il controllo di una delle principali rotte energetiche mondiali:
“Teheran sostiene di avere il diritto di controllare una via d’acqua internazionale. Sarebbe un precedente molto pericoloso”.
Washington starebbe lavorando a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per impedire all’Iran di esercitare un controllo diretto sullo Stretto.
Gli Emirati denunciano nuovi attacchi
Nel mezzo della crisi, gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato di aver intercettato nuovi missili e droni provenienti dall’Iran.
Il ministero della Difesa emiratino ha comunicato su X l’attivazione immediata dei sistemi di difesa aerea.
Timori internazionali per petrolio e commercio
La crisi nello Stretto di Hormuz continua a preoccupare la comunità internazionale per le possibili conseguenze sui mercati energetici globali.
Al vertice dell’Asean nelle Filippine, i leader regionali hanno chiesto la fine immediata delle ostilità e il rispetto della libertà di navigazione.
I Paesi asiatici dipendono fortemente dal petrolio proveniente dal Medio Oriente: oltre il 55% delle importazioni di greggio della regione passa proprio attraverso Hormuz.
La dichiarazione finale del summit invita tutte le parti alla “massima moderazione” e a privilegiare la diplomazia per evitare un conflitto più ampio.
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