di Carlo Longo

Intanto Nordio definisce il caso “un’anomalia” e si chiede come sia stato possibile arrivare alla condanna definitiva di Alberto Stasi mentre ora si indaga su un’altra persona

L’inchiesta riaperta sul delitto di Garlasco continua a scuotere il panorama giudiziario italiano. La Procura di Pavia sostiene di avere raccolto 21 elementi considerati rilevanti per attribuire ad Andrea Sempio la responsabilità dell’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua abitazione il 13 agosto 2007.

Secondo gli investigatori, tra gli indizi più significativi figurano il DNA attribuito a Sempio trovato sulle unghie della vittima, l’impronta palmare numero 33 individuata vicino alla cantina dove venne scoperto il corpo e alcune intercettazioni ambientali, compresi i cosiddetti “soliloqui” registrati dagli inquirenti. La Procura cita inoltre presunte contraddizioni nelle dichiarazioni rese negli anni dall’indagato, ricerche online sul caso Stasi e sul DNA, l’assenza di un alibi per la mattina del delitto e il fatto che Sempio sarebbe tornato due volte nella villetta dopo l’omicidio.

La nuova linea investigativa ipotizza che il movente possa essere legato al rifiuto di un approccio sessuale. Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi, resta al momento l’unico indagato e si è avvalso della facoltà di non rispondere durante gli interrogatori.

Parallelamente cresce il dibattito sulla posizione di Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima, già condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per lo stesso omicidio e ormai vicino al termine della pena. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio è intervenuto pubblicamente definendo la vicenda “una situazione anomala” e criticando il sistema che portò alla condanna di Stasi dopo due assoluzioni nei precedenti gradi di giudizio.

“Se una persona può essere condannata solo oltre ogni ragionevole dubbio, come è possibile arrivare a una condanna dopo due assoluzioni?”, ha dichiarato Nordio, sostenendo la necessità di rivedere alcuni meccanismi della giustizia italiana.

Le parole del ministro hanno però acceso nuove polemiche. AreaDg, la corrente progressista della magistratura, ha parlato di “espressioni improprie” e invitato tutti a evitare giudizi affrettati mentre le indagini sono ancora in corso. Anche i legali della famiglia Poggi ribadiscono che la condanna di Stasi resta, a loro avviso, solida e non superata dalle nuove investigazioni.

Nel frattempo la Procura di Milano ha aperto un fascicolo per atti persecutori nei confronti della famiglia Poggi e delle cugine della vittima, dopo le tensioni e l’esposizione mediatica generate dalla riapertura del caso.

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