di Emilia Morelli

La premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi è stata trasferita in ospedale dopo giorni in terapia intensiva. I figli e il marito denunciano condizioni gravissime e chiedono la sua liberazione immediata

MohammadiNarges Mohammadi è stata trasferita in un ospedale di Teheran dopo una settimana trascorsa in terapia intensiva nella struttura sanitaria di Zanjan, città che ospita il carcere dove l’attivista iraniana è detenuta da oltre cento giorni.

La notizia arriva nel giorno della Festa della Mamma ed è accompagnata da un messaggio toccante della figlia Kiana Rahmani: «Nessun bambino dovrebbe essere separato dalla propria madre».

Secondo la famiglia, le condizioni fisiche e psicologiche della Nobel per la Pace sarebbero estremamente delicate dopo anni di detenzione, scioperi della fame e presunte violenze subite durante la prigionia.

L’appello dei figli: “Non sentiamo la sua voce da dicembre”

I figli di Mohammadi, Kiana e Ali Rahmani, vivono oggi a Parigi insieme al padre Taghi Rahmani.

«Da quasi dieci anni non possiamo né vederla né abbracciarla», raccontano, spiegando come la lontananza forzata abbia segnato tutta la loro crescita.

Kiana ricorda la madre come una figura «dolce e affettuosa», ma anche dotata di «una forza straordinaria». Nonostante l’assenza, dice di essere orgogliosa del coraggio con cui Mohammadi continua a difendere diritti umani, libertà e uguaglianza in Iran.

Anche il figlio Ali parla di un dolore che lo accompagna fin dall’infanzia: «Ho imparato presto a vedere mia madre non solo come una madre, ma come una donna che ha dedicato la propria vita alla dignità e alla libertà del suo popolo».

Il sospetto di una grave patologia cardiaca

Secondo quanto riferito dalla famiglia, i medici sospettano che Mohammadi soffra di angina vasospastica, conosciuta anche come angina di Prinzmetal, una patologia cardiaca che può provocare infarti e aritmie potenzialmente fatali.

Per il figlio Ali, negare cure adeguate all’attivista «va ben oltre la negligenza» e rappresenterebbe una forma di trattamento disumano.

Le sue condizioni sarebbero peggiorate progressivamente dopo anni di detenzione e ripetuti scioperi della fame.

Il marito: “La sua vita è appesa a un filo”

Il marito Taghi Rahmani ha lanciato un appello alla comunità internazionale chiedendo l’immediata liberazione della moglie.

Secondo Rahmani, il trasferimento temporaneo in ospedale non sarebbe sufficiente: «Narges non deve mai più essere riportata nelle condizioni che hanno distrutto la sua salute».

La famiglia chiede inoltre l’annullamento delle condanne inflitte all’attivista e l’archiviazione delle accuse considerate costruite per ridurre al silenzio una delle voci più note dell’opposizione civile iraniana.

Un simbolo della lotta per i diritti umani in Iran

Narges Mohammadi è da anni uno dei volti più noti della battaglia per i diritti civili in Iran. La sua attività contro la repressione politica, la pena di morte e le discriminazioni nei confronti delle donne le è costata numerosi arresti e lunghi periodi di detenzione.

Nel 2023 le è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace per il suo impegno nella difesa dei diritti umani e della libertà delle donne iraniane.

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